Avvocati, commercialisti, architetti, consulenti: i liberi professionisti non hanno una busta paga da esibire, ma dispongono di strumenti alternativi altrettanto validi per documentare un reddito stabile agli occhi di una banca. Le banche e le finanziarie li finanziano regolarmente, con un'istruttoria che guarda soprattutto alla continuità dei redditi nel tempo, piuttosto che alla semplice esistenza di un contratto di lavoro dipendente.
Come si dimostra il reddito senza busta paga
- La dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF), di norma richiesta per le ultime due annualità disponibili
- Le ricevute F24 relative ai versamenti d'imposta effettuati
- L'attestazione dei contributi versati alla cassa di previdenza di categoria (per le professioni ordinistiche) o alla Gestione separata INPS
- L'estratto conto bancario, utile per verificare la coerenza tra i flussi effettivamente transitati sul conto e i redditi dichiarati fiscalmente
Cosa valuta davvero l'istituto in questi casi
- L'andamento del reddito negli ultimi anni: un trend stabile o in crescita viene valutato molto meglio di un andamento altalenante, anche a parità di reddito medio complessivo
- L'anzianità della partita IVA, spesso con un minimo richiesto di due anni di attività continuativa
- Il classico rapporto rata/reddito, calcolato però sul reddito medio netto delle ultime annualità, non su un singolo anno isolato
- La posizione nei sistemi di informazioni creditizie, esattamente come per qualsiasi altro profilo di richiedente
Perché l'istruttoria richiede più tempo rispetto a un dipendente
A differenza di un dipendente, il cui reddito è fotografato con precisione da un singolo documento (la busta paga più recente), un libero professionista presenta un quadro reddituale che va ricostruito attraverso più fonti documentali incrociate tra loro: dichiarazioni fiscali, versamenti contributivi, movimenti bancari. Questo lavoro di ricostruzione richiede fisiologicamente più tempo rispetto a una valutazione standard su reddito da lavoro dipendente, ed è bene mettere in conto tempi di istruttoria leggermente più lunghi fin dall'inizio.
Importo e durata ottenibili
L'importo massimo è di solito parametrato al reddito medio degli ultimi periodi fiscalmente rilevanti, non al reddito dell'anno migliore preso isolatamente. Optare per durate più lunghe abbassa la rata mensile e ne facilita l'approvazione, dato che riduce il peso della rata sul reddito medio calcolato. Un cointestatario con reddito da lavoro dipendente può inoltre aiutare sensibilmente per importi più elevati, offrendo all'istituto un elemento di stabilità aggiuntivo.
Il regime fiscale non è il problema: la continuità sì
Un dubbio molto comune tra i liberi professionisti riguarda il proprio regime fiscale, in particolare il regime forfettario: non è di per sé un ostacolo alla valutazione, perché a contare realmente è il reddito imponibile dichiarato e la sua continuità nel tempo, non lo specifico regime adottato per la tassazione. Un professionista in regime forfettario con redditi stabili da diversi anni ha, a parità di cifre, le stesse possibilità di un professionista in regime ordinario.
Alternative da considerare
- L'anticipo fatture, per esigenze di cassa a breve termine legate all'attività professionale, distinto da un prestito personale vero e proprio
- Finanziamenti dedicati ai professionisti o all'avvio dell'attività, spesso accompagnati da garanzie pubbliche che ne facilitano l'accesso
- Il prestito finalizzato per acquisti specifici legati alla professione, come attrezzatura tecnica o un veicolo aziendale
Domande frequenti
Il regime forfettario penalizza la richiesta di un prestito?
Non di per sé: conta il reddito imponibile dichiarato e la sua continuità nel tempo, non il regime fiscale specifico adottato dal professionista per la propria attività.
Serve per forza coinvolgere il commercialista per presentare la pratica?
No, non è un requisito formale, ma avere le dichiarazioni dei redditi e i versamenti contributivi già in ordine e facilmente reperibili velocizza sensibilmente l'istruttoria della domanda.
Posso usare un prestito personale per le spese dello studio professionale?
Sì, non essendo il prestito personale finalizzato, non ha alcun vincolo di destinazione della somma erogata; vale comunque la pena valutare se un finanziamento specificamente dedicato all'attività professionale non offra condizioni più vantaggiose.
Con solo un anno di partita IVA posso comunque ottenere un prestito?
È più difficile, dato che molti istituti richiedono almeno due annualità di attività per valutare correttamente la continuità del reddito; in questi casi un garante o un cointestatario con reddito da lavoro dipendente possono facilitare notevolmente l'approvazione della richiesta.