I lavoratori autonomi, i liberi professionisti e i titolari di partita IVA possono accedere ai prestiti personali. La differenza rispetto ai dipendenti sta nel modo in cui si dimostra il reddito e nella valutazione della sua continuità.
Come si dimostra il reddito
In assenza di busta paga, la documentazione tipica è:
- Ultima dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF), spesso le ultime due
- Ricevute di versamento delle imposte (F24)
- Attestazione dei versamenti contributivi (INPS o cassa professionale)
- Talvolta estratto conto e, per le società, prospetti contabili
Come viene valutata la continuità
L'istituto guarda:
- L'andamento del reddito negli ultimi due o tre anni: un trend stabile o in crescita è visto meglio di un reddito altalenante
- L'anzianità della partita IVA (spesso è richiesto un minimo, ad esempio due anni)
- La coerenza tra reddito dichiarato e movimenti del conto
Per questo l'istruttoria per gli autonomi tende a richiedere qualche giorno in più.
Importo e durata
L'importo massimo ottenibile è tipicamente parametrato al reddito medio degli ultimi periodi. Allungare la durata riduce la rata e ne facilita la sostenibilità. Un garante o un cointestatario con reddito da dipendente può aiutare per importi elevati.
Alternative
- Prestito finalizzato per acquisti specifici legati all'attività
- Finanziamenti per liquidità aziendale o per l'avvio, con eventuali garanzie pubbliche
- Anticipo fatture presso operatori specializzati, per esigenze di cassa a breve
Domande frequenti
Serve un minimo di anni di partita IVA?
Molti istituti chiedono almeno due anni di attività e due dichiarazioni dei redditi. Alcuni valutano anche situazioni più recenti con garanzie aggiuntive.
Il regime forfettario è un problema?
No di per sé; conta il reddito imponibile e la sua continuità, non il regime fiscale.
Posso usare il prestito personale per spese dell'attività?
Sì: essendo non finalizzato non ha vincolo di destinazione. Valuta però se un finanziamento dedicato all'impresa abbia condizioni migliori.